L'Indice 7/ 1989
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(…) Lennie Tristano di François Billard (Editions du Limon, Montpellier 1988, pp. 205, FF. 82) è il ritratto di un grande solitario, che finì per perdersi nella logica ferrea del proprio genio e del rifiuto di ogni compromesso. Il libro di Billard fa piazza pulita, si spera una volta per tutte, dei molti equivoci accumulatisi a proposito della figura e dell'opera di Tristano: l'immagine di un musicista "freddo", "astratto" e "intellettualistico" viene smentita da un'analisi puntuale e ricca di riferimenti. Altro grande merito del libro è di far parlare a lungo lo stesso Tristano, con lunghe citazioni da articoli o interviste spesso difficilmente reperibili: le sue dichiarazioni rivelano un'intelligenza acuta e lucidissima, disposta a spingere i propri ragionamenti fino alle estreme conseguenze. La sua concezione del modo di pensare e fare jazz era rigorosissima (Tristano fu certo tra i primi jazzisti, bianchi e non, a sostenere fondatamente il valore intrinseco del jazz, senza la necessità di riferimenti ad altre dimensioni), ma, sottolinea Billard, non escludeva, anzi poneva in primo piano l'espressione di un profondo sentimento di umanità: una sorta di ascetismo musicale, che Billard riassume efficacemente in un paragone con Glenn Gould. (…)
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